Libri per il Primo Giorno di Scuola dell'Infanzia: 14 Albi per l'Inserimento

Libri per il Primo Giorno di Scuola dell'Infanzia: 14 Albi per l'Inserimento

A settembre un bambino di tre anni fa una delle cose più difficili che gli siano mai state chieste: entra in un posto che non conosce, pieno di persone che non ha mai visto, e ci resta senza di noi.

Detta così sembra drammatica, e per qualche bambino lo è davvero. Per altri no: entrano e non si voltano nemmeno. Non c'è un modo giusto di reagire, e soprattutto non c'è niente da correggere in un bambino che piange la mattina — sta facendo una cosa grossa, ed è ragionevole che gli pesi.

A scuola quel periodo ha un nome: inserimento, o sempre più spesso ambientamento. Il cambio di parola non è un vezzo: non è il bambino a essere inserito da qualcuno, è lui che prende confidenza con un posto e con delle persone. In pratica vuol dire orari ridotti per le prime settimane; se e quanto i genitori possano restare in sezione cambia molto da scuola a scuola, ed è la prima cosa da chiedere alla riunione di settembre.

I libri qui sotto non risolvono il pianto. Fanno una cosa più piccola e più utile: danno al bambino delle parole e delle immagini per una cosa che ancora non sa nominare. E danno a noi un modo per parlarne prima, in un momento tranquillo, invece che sulla porta alle otto del mattino.

Li trovate raggruppati per la fatica che avete in casa, non per età — perché «non voglio andarci» e «ho paura che tu non torni» sembrano la stessa cosa e non lo sono.

Se serve sapere com'è fatta la giornata

A tre anni una parte della fatica viene dall'ignoto: non sanno cosa succede lì dentro, in che ordine, e quando finisce. Sapere com'è fatta la giornata non toglie il dispiacere del distacco, ma toglie almeno le domande senza risposta.

Questi libri fanno vedere la scuola prima di vederla davvero: le stanze, gli oggetti, le persone, le cose che ci si fa.

Questo comincia prima di tutti gli altri: dalla sveglia. La doccia, la colazione, il traffico, e solo dopo la classe. Benjamin Chaud — l'illustratore di Pomelo — riempie le pagine di dettagli, e un bambino ci torna sopra molte volte prima di averli visti tutti.

Billo è un folletto ancora troppo piccolo per iscriversi, ma vuole sapere già ora come funziona la materna: e allora ci va in visita. Le rane hanno le aule sulle ninfee e studiano arte, le volpi si allenano in palestra, i bradipi preferiscono il riposino, i lupi leggono storie in biblioteca. È l'unico dei nostri che ha «materna» nel titolo, ed è quello che risponde alla domanda più letterale che fanno i bambini: ma cosa si fa, lì?

Questo è il nostro preferito del gruppo, e non parla della scuola ma della maestra: la persona che il bambino sta per incontrare e di cui non sa assolutamente niente. «Dentro la maestra ci sono i numeri, le tabelline, i fiumi, i monti, l'orologio, i cinque sensi…» Susanna Mattiangeli la osserva con ironia, e Chiara Carrer la disegna con un segno spigoloso, lontano dal disegno rassicurante che di solito si mette in mano ai bambini.

Quest'ultimo sposta l'attenzione sul tragitto, che per un bambino conta quanto l'arrivo. È un po' più grande come fascia, dai cinque anni, quindi va bene per l'ultimo anno dell'infanzia.

Se la paura è il distacco

È la più comune. Non è che il bambino non sappia che torniamo: non sa quando. A tre anni il tempo non si misura con l'orologio ma con gli eventi, ed è per questo che «vengo dopo la merenda» funziona e «vengo alle quattro» no.

I libri di questo gruppo lavorano tutti sulla stessa idea: il legame regge anche a distanza.

Teresa si è svegliata piena di domande, ha preparato lo zainetto e cammina verso scuola mano nella mano col papà, che le racconta il posto dove sta andando. È il momento prima del distacco, quello in cui si cammina e si parla per non pensare a dove si sta arrivando.

È il più letterale del gruppo, ed è quello che spiega meglio l'idea a un bambino: a casa di Tess sono tutti molto uniti, ma il primo giorno di scuola la famiglia non può starle vicino come sempre. Riuscirà il filo che li lega ad allungarsi così tanto? Funziona perché dà una forma visibile a una cosa che i bambini sentono e non sanno dire.

E poi c'è il libro che ribalta tutto. Truman è una tartaruga e non sa che Sara sta andando a scuola: la vede salire sull'autobus con un grosso zaino, si accorge che gli ha lasciato tanto cibo e che l'ha salutato dicendo «coraggio», e decide di raggiungerla. È il primo giorno di scuola raccontato da chi resta a casa — cioè, se ci pensate, da noi.

Questo è il più semplice del gruppo ed è pensato per i piccolissimi: se vostro figlio va all'infanzia a tre anni compiuti da poco, o se avete anche un fratello minore al nido, è quello giusto. Se ne ha già quattro, probabilmente lo troverà un po' piccolo.

Se la risposta è «non voglio andarci»

Qui la paura c'è, ma esce come rifiuto. Ed è un caso diverso, perché un bambino che dice no ad alta voce non vuole essere rassicurato — vuole essere preso sul serio.

Questi tre libri fanno una cosa che di solito gli adulti non fanno: danno ragione al bambino, almeno all'inizio.

Se ne dovete leggere uno solo, leggete questo. Pasqualina ha tre anni, due ali pelose e le idee chiarissime: niente scuola, mai, manco per sogno. Poi Beatrice Alemagna ribalta tutto — sono i genitori a diventare piccolissimi e spaventati dall'avventura che li aspetta, e tocca a lei occuparsi di loro. Nel farlo, si dimentica di avere paura.

È il libro più intelligente della lista, perché non consola: sposta il punto di vista, e il bambino si ritrova dalla parte di chi sa fare le cose.

Il coniglio Simone ha una serie tutta sua da Babalibri, e affronta la scuola con il metodo che lo ha reso famoso: negazione totale, dichiarata a gran voce. La cosa che lo rende utile è il finale, che non vi rovino: è il punto in cui i bambini ridono, e una paura di cui si è riso pesa meno.

Questo invece è il libro delle obiezioni. Il pinguino Leone ne trova una dietro l'altra: la scuola è troppo lontana, le zampe sono troppo corte, e se devo fare pipì? Sono le stesse identiche domande che fanno i bambini veri, ed è per questo che funziona: il bambino si sente descritto.

Se il tema sono i compagni

L'ultima cosa che spaventa, e di cui si parla poco: gli altri bambini. Non solo farsi degli amici, ma trovarsi per la prima volta in un gruppo dove nessuno ti conosce.

Nella classe del maestro Orso Bruno si impara a scrivere il numero 1. Il pulcino non riesce a tenere la matita e lo fa a zig zag: «Questo è un 1 ballerino». La formica lo scrive piccolissimo: «Questo è un 1 che gioca a nascondino». La tartaruga lentissimamente: «Questo è un 1 che sta crescendo».

Il maestro non corregge nessuno. È il rovescio della paura che abbiamo noi a settembre: che non è «ce la farà?», ma «lo prenderanno per come è?».

Anselmo è il più letterario del gruppo, ed è anche il più grande: dai cinque anni. Anselmo è un coniglio di peluche a cui il primo giorno di scuola fa paura, e il bambino lo porta a visitare la scuola di notte, su un'auto volante — così la paura si guarda da fuori, addosso a qualcun altro. Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani la raccontano come un luogo trasognato, dove i libri consumati e gli oggetti maltrattati parlano fra loro. Non rassicura spiegando: rende la scuola un posto interessante.

Questo lo teniamo per ultimo perché non serve a preparare niente: serve a ricordare perché ci mandiamo i bambini. «La scuola è uno spazio aperto anche quando è al chiuso. È un luogo pieno di parole e idee, dove bambine e bambini di tutti i tipi si scambiano i pensieri, le penne, la merenda, e qualche volta gli abbracci.» Le illustrazioni sono di Marco Somà, uno dei nomi che compriamo a scatola chiusa. Dai cinque anni, ma è anche un buon regalo per una maestra.

Due cose che contano più del titolo

Cominciate prima, non la sera prima. Due o tre settimane di anticipo danno al bambino il tempo di tornarci sopra da solo. Un libro letto la sera del 14 settembre è più un annuncio che una preparazione: ma se ci arrivate all'ultimo momento leggetelo lo stesso, dare un nome alla cosa funziona anche il giorno prima.

Va bene anche se non ne vuole sapere. Qualche bambino rifiuta proprio i libri sulla scuola, ed è un'informazione: significa che il tema pesa. In quel caso lasciate perdere e leggete altro — i classici vanno benissimo. Ci si torna fra due settimane.

E se non è il primo anno?

Di solito si parla solo di chi comincia, ma il rientro a scuola di chi ci va già da un anno non è automatico. Dopo tre mesi d'estate, di casa e di ritmi diversi, a settembre capita benissimo che un bambino di quattro o cinque anni ricominci a piangere la mattina come al primo giorno. Non è un passo indietro: è che l'estate ha rimesso tutto in discussione.

Per loro funzionano soprattutto i libri dell'ultimo gruppo, quelli sui compagni — perché la domanda vera non è più «cosa si fa lì dentro», ma «ci saranno ancora i miei amici». Anselmo e Che cos'è la scuola? sono i due che reggono meglio a quell'età.

Una cosa da ricordare a settembre

Il primo giorno di scuola è una data importante per noi in un modo diverso dal loro. Noi ci arriviamo con la fotografia, il cartellino col nome e il magone; loro ci arrivano con la merenda.

I libri servono soprattutto a questo: a darci un modo di stare accanto a una cosa che non possiamo fare al posto loro. Poi entrano, e se la cavano quasi sempre meglio di quanto temevamo. E se dopo qualche settimana non si sblocca, non è un fallimento vostro: è il momento di parlarne con le maestre.

Se cercate altre idee per far entrare i libri nella routine di casa, trovate i nostri consigli in Come far appassionare i bambini alla lettura.

Cover photo by Catherine Breslin on Unsplash