
Autore e illustratore: Maria Dek
Editore: Aboca Edizioni
Età: 4-5 anni
Tags: Racconti, Animali, Emozioni
Formato: Illustrato
Attraverso le trasformazioni di un piccolo girino in rana, Maria Dek intreccia la scoperta del mondo naturale con la ricerca d'identità. "Come si diventa Milo" racconta con ironia, colore e assurdità il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo, senza nascondere dubbi e delusioni.
Compra su AmazonCome si diventa Milo è un albo scritto e illustrato da Maria Dek, capace di fare divulgazione sul ciclo di vita delle rane e, allo stesso tempo, di raccontare la ricerca d'identità del protagonista. Grandi sono le trasformazioni che portano da un ovetto gelatinoso a una ranocchia saltellante, non diverse da quelle che fanno di un fagottino indifeso un bambino pieno di energia e poi un adulto. A molti di noi sarà capitato di porsi domande simili a quelle di Milo: «Cosa sono diventato?», «Qual è il mio posto nel mondo?» e «Chi sono?».
Tutto ha inizio sul fondo di uno stagno, dove un pallino nero e rotondo apre gli occhi per la prima volta. Milo si guarda attorno alla ricerca dei suoi simili, convinto che debbano essere cose della sua stessa forma. Potrebbe essere una perla luccicante, un sasso, una pallina di gelato, una coccinella, una ciliegia, una chiocciola o persino il Sole. Dopo qualche giorno, però, gli spunta una lunga coda e Milo comincia a pensare di essere un pesce, di cui ammira le squame colorate. Poi arrivano le zampette, simili a quelle di un astice, che ha il vantaggio di possedere anche chele taglienti, oppure a quelle di una tartaruga, di una farfalla, di un'anatra, di un bassotto o di una formica. A ogni fase della crescita corrisponde così una piccola catalogazione: cose rotonde, animali con le gambe corte, cose mollicce.
Una notte gli spuntano anche delle braccia mollicce, come le alghe o i tentacoli di un polpo. A questo punto Milo immagina che potrebbero crescergli altre code, braccia o gambe, e che potrebbe diventare una creatura magica. Finché, una mattina, si sveglia trasformato in rana. Si specchia e rimane molto deluso: non è più rotondo come una perla, la coda da pesce è sparita, le braccia non sono affatto mollicce e le gambe non sono più piccole piccole. E, con suo grande dispiacere, non ha nemmeno le chele.
«Mi sa che non sono neanche una creatura magica», singhiozzò Milo.
«Ma allora chi sono io?», chiese Milo.
Nessuno rispose.
Solo quando scopre le proprie potenzialità, come fare salti altissimi e catturare le mosche con la lingua, Milo trova sé stesso e la felicità. Capisce che essere una rana «era proprio la cosa giusta».
Una delle scelte narrative più interessanti è che, all'inizio, non viene rivelato al lettore che Milo è un uovo di rana. Chi conosce il ciclo vitale di questi animali potrebbe intuirlo quando spunta la codina o quando compaiono le zampette, ma la rivelazione arriva soltanto alla fine. Il lettore compie così lo stesso percorso del protagonista, che prova a capire la propria natura per somiglianza con ciò che lo circonda. Milo cerca una comunità a cui appartenere, un gruppo di simili nel quale riconoscersi. La risposta non arriva subito: richiede tempo, molte ipotesi, dubbi e cambiamenti.
Nel corso della crescita, Milo ha persino immaginato di diventare una creatura magica, per poi scoprire, con disappunto, di essere una semplice rana. La ricerca dell'identità non è dunque un percorso lineare, ma un viaggio fatto di salite e discese, di soddisfazioni e delusioni, di aspettative e cambi di direzione. Non è un albo che dice al bambino che è speciale. Milo attraversa la delusione, deve lasciare andare le molte versioni di sé che aveva immaginato e imparare a riconoscersi in quella che è diventato. Alla fine non è felice perché è magico, luccicante o ricoperto di squame colorate, ma perché scopre sé stesso. Crescere è un viaggio complicato.
Come la narrazione, il linguaggio visivo è altrettanto sorprendente. Le illustrazioni, realizzate con tecniche tradizionali come l'acquerello e il colore coprente, sono vivaci, espressive e attraversate da un gusto per l'assurdo che rende il mondo rappresentato familiare e imprevedibile. Le pennellate riconoscibili e gli accostamenti cromatici insoliti danno vita a una natura fantasiosa, popolata da creature buffe e personaggi dagli occhi grandi ed espressivi. Qua e là si nascondono piccoli dettagli umoristici: un topolino che suona il sassofono, un fungo che legge, insetti impegnati a giocare a palla.
Dek ha raccontato di non creare «belle figure»: per lei un'illustrazione deve far crescere e aprire gli occhi, non rispondere alla domanda «che aspetto ha il mondo descritto nel testo?». E in questo albo la relazione tra parole e immagini è particolarmente riuscita. Le pagine dello stagno sono fitte di piante, pesci e creature improbabili; quelle in cui Milo è più focalizzato su di sé si fanno invece quasi vuote. Quando arriva la rivelazione, il volto della rana occupa l'intera tavola. La densità delle immagini segue così l'umore del protagonista, amplificando la narrazione.
Maria Dek è nata nel 1989 a Białystok, in Polonia, e vive a Białowieża, nel territorio di una delle foreste primarie più antiche d'Europa. Si è formata all'Accademia di Belle Arti di Varsavia e alla University of the Arts di Londra. Il rapporto con la natura, la curiosità per le forme di vita e la libertà dell'immaginazione sono elementi centrali della sua produzione. Tra i suoi lavori figura A Walk in the Forest, il suo primo libro tradotto in inglese, accolto con una recensione stellata da Kirkus Reviews. Le sue illustrazioni sono state selezionate anche per Ilustrarte 2018. Nel 2023, inoltre, la sezione polacca dell'IBBY l'ha premiata per la componente grafica di Kiedy urosnę.
Come si diventa Milo è un albo che parla di crescita senza trasformarla in una spiegazione astratta o in una morale preconfezionata. Attraverso una piccola creatura alle prese con il cambiamento, Dek ci ricorda che non sempre è possibile trovare subito una definizione di sé, ma che quando ci si arriva è una gioia. La forza del libro sta nell'unire divulgazione, ironia e profondità, offrendo ai bambini una storia divertente che fa anche riflettere. Perché, a volte, il modo migliore per scoprire chi siamo non è cercare subito una risposta definitiva, ma concederci il tempo di diventare.
Alcuni riferimenti sono presi da questa interessante intervista a Maria Dek.
Cinzia Ferrero ·
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