Copertina di Storie quasi senza fine

Storie quasi senza fine

Autore: Silvia Borando

Editore: minibombo

Età: 2-3 anni

Tags: Racconti, Animali

Formato: Illustrato

Undici storie che si ripetono, si allungano e non vogliono saperne di finire: un picchio che bussa senza sosta, due gamberi che si vogliono abbracciare ma camminano all'indietro, venti oche in fila che seguono quella davanti. In "Storie quasi senza fine", Silvia Borando trasforma l'attesa in un irresistibile gioco comico, tra personaggi impazienti, situazioni paradossali e finali rimandati.

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La nostra recensione

Ci sono libri troppo lenti che vi fanno pensare «quando succederà qualcosa?». E ci sono libri troppo veloci che vi fanno pensare «quando è successo tutto questo?». Poi ci sono libri che giocano proprio con i tempi della narrazione e li rendono spassosi. È ciò che fa Storie quasi senza fine, scritto e illustrato da Silvia Borando, seguito di Storie brevi. Questo libro raccoglie undici storie che si dilungano e sembrano non finire mai, ciascuna a modo suo e sempre per motivi comici.

Doppia pagina su fondo giallo: al centro un grande tronco, a sinistra il picchio aggrappato alla corteccia accanto alla scritta TOC-TOC, a destra lo scoiattolo affacciato dalla tana che chiede «Chi è?»
TOC-TOC. «Chi è?» La stessa scena si ripete per cinque doppie pagine.

Si comincia con un picchio che bussa al tronco dove abita uno scoiattolo. TOC-TOC, «Chi è?». TOC-TOC, «Chi è?». Si va avanti così per cinque doppie pagine, finché il picchio buca la corteccia e sbuca direttamente nella tana dello scoiattolo: «Non potevi che essere tu!». Poi c'è la storia di una lumaca e un grillo che non si vedono da tempo e vogliono abbracciarsi: la lumaca si avvia, ma ci arriverà solo dopo sei giri pagina. Subito dopo ci provano anche due gamberi, che però camminano all'indietro e si allontanano finché escono dalla pagina. Dopo due doppie pagine vuote, la storia si conclude con un «Vabbè. Fine.»

In Storie brevi il tempo veniva contratto oppure un imprevisto faceva finire la storia prima del previsto. Una lumaca chiede a un millepiedi di uscire; lui risponde che si mette le scarpe e nella pagina successiva «Fu notte. Fine.» Una storia potenzialmente lunghissima si chiude così di colpo, creando un effetto comico. A volte uno dei protagonisti viene mangiato dall'altro, altre volte una festa di compleanno finisce subito perché il riccio invitato fa scoppiare tutti i palloncini. In Storie quasi senza fine il meccanismo si rovescia: il tempo viene dilatato e le vicende si allungano. Il millepiedi, per esempio, impiega nove doppie pagine per andare da un lato all'altro del libro. Due gufi si scambiano «Uh-uh» per diverse pagine prima di presentarsi: si chiamano Ugo e Ubaldo. Invece di chiudersi all'improvviso, le storie si ripetono, si allungano e rimandano il finale. Anche il volume è cresciuto: dalle 64 pagine del primo libro si passa alle 148 del secondo.

In entrambi gli albi, il giro pagina scandisce il tempo e genera la comicità, ma con funzioni opposte. In Storie brevi è un taglio netto: la formica scompare sotto la zampa dell'elefante e la storia è già finita. Qui, invece, diventa una misura dell'attesa. È il tempo che bisogna aspettare perché il bruco diventi la splendida farfalla annunciata dal testo, mentre il bruco stesso continua a chiedere «Dove?» per quattro pagine. È la pazienza necessaria per seguire una lumaca o l'ostinazione di un picchio. In un'altra storia, una coppia di conigli chiama per nome tutti i suoi 47 cuccioli: in questo caso, a dilatare il racconto non è il giro pagina, ma la lettura dell'interminabile elenco. Ogni episodio trova un espediente diverso per rimandare la fine: la ripetizione, la lentezza, il passo all'indietro, il malinteso, la trasformazione o la semplice lunghezza di un elenco. Sapere che prima o poi arriverà «Fine» non toglie la sorpresa: non sappiamo quanto dovremo aspettarla né in quale modo arriverà.

Doppia pagina su fondo verde quasi vuota: due nuvole, un prato con quattro fiorellini e, appena sopra uno di questi, una farfalla gialla in volo accanto alla scritta FINE
Dopo quattro pagine di «Dove?», il bruco è finalmente diventato la splendida farfalla annunciata all'inizio.

La comicità nasce da fonti diverse. A volte sono le battute dei personaggi, come nel caso degli struzzi che si fraintendono; altre volte sono gli avvenimenti, come nell'incontro tra picchio e scoiattolo. In altri episodi entra in gioco il narratore esterno, che cerca di tenere il passo con le storie ma ogni tanto sembra perdere la pazienza e dichiara conclusa la vicenda. Succede nell'ultima storia, quella della tartaruga, che entra nell'ultima pagina giusto in tempo per dire «Appena in tem…»: il libro finisce prima che lei completi la frase, quasi che il narratore si fosse stancato di aspettare. Accade anche con i gamberi: quel «Vabbè. Fine.» sottolinea l'assurdità della situazione e crea una complicità ironica con il lettore.

Doppia pagina su fondo azzurro: due struzzi con la testa infilata sotto terra, uno per pagina, e sopra di loro le battute «Io sto bene, su per giù.» e «Hai visto un emù?»
Con la testa sotto terra si sente poco: gli struzzi si rispondono in rima, senza capirsi.

Le illustrazioni sono fondamentali per il funzionamento comico delle storie. Ogni episodio ha uno sfondo a tinta quasi unita, dove cielo e terra si distinguono per poco, con colori che vanno dal giallo all'arancione, dal blu notte al verde; una linea dell'orizzonte, qualche nuvola bianca e pochi elementi del paesaggio. Lo sguardo si concentra così sui personaggi e sulle loro interazioni. Spesso i protagonisti sono disposti in coppia, uno sulla pagina sinistra e l'altro su quella destra, e la scena si sviluppa attraverso i loro movimenti e i cambiamenti tra una pagina e l'altra. La composizione è ridotta all'essenziale, come nel primo volume, ma qui il lavoro è più sottile: da una pagina alla successiva possono cambiare soltanto pochi millimetri e lo sguardo deve cercare la differenza, quasi come in un flipbook. La comicità nasce anche dal design dei personaggi e dalle loro espressioni, con sguardi che talvolta si rivolgono direttamente al lettore, coinvolgendolo nel gioco.

Doppia pagina su fondo rosso: le ultime tre oche bianche di una fila camminano verso destra dicendo «E io lei.», «E io lei.», «E io...»; la pagina di destra è vuota, con una nuvola e la scritta FINE
Simpaticissime le oche dallo sguardo perso.

Silvia Borando è nata nel 1986 e si è laureata in Design della Comunicazione al Politecnico di Milano. È autrice e illustratrice di numerosi albi e grande appassionata di colori. Coordina minibombo, progetto editoriale dedicato ai bambini in età prescolare. Il suo lavoro si distingue per la capacità di trasformare idee semplici in piccoli dispositivi narrativi, spesso fondati su equivoci, contrasti, ribaltamenti e sorprese. Il lettore non è mai uno spettatore passivo: deve osservare, anticipare, cogliere i segnali e mettere in relazione parole e immagini. Tra i suoi libri c'è anche Gatto Nero, Gatta Bianca, un albo in bianco e nero costruito sul contrasto tra due gatti opposti in tutto.

Storie quasi senza fine raccoglie storie che potrebbero continuare all'infinito e riempie questo tempo dilatato con stratagemmi sempre diversi, interessanti e soprattutto divertenti. È un albo che farà ridere i più piccoli, ma che sa essere spassoso anche per gli adulti. Insieme, i due volumi compongono una piccola lezione sul tempo comico: si può far ridere chiudendo una storia prima del previsto oppure facendola durare più a lungo di quanto il lettore sia disposto ad aspettare. E anche il lettore, con il ritmo con cui gira le pagine, può contribuire ad accorciare o allungare l'attesa.

Il libro è il seguito naturale di Storie brevi, ma si legge benissimo anche da solo. Alcune storie si basano su una comicità più sottile, che può essere apprezzata pienamente verso i sei anni, mentre quelle costruite sulla ripetizione funzionano già con i bambini di tre. Dopo la lettura, potete continuare il divertimento con le attività da scaricare create da minibombo.

Doppia pagina su fondo color pesca completamente vuota: solo due nuvole, la linea del terreno e, a destra, le scritte «Vabbè.» e FINE. I due gamberi sono ormai usciti dalla pagina

Cinzia Ferrero ·

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