Winnie Puh compie 100 anni: la storia e quale edizione scegliere

Il 14 ottobre 1926 l'editore londinese Methuen mandava in libreria un volume di dieci racconti intitolato Winnie-the-Pooh, scritto da A. A. Milne. Cento anni dopo Winnie viene riconosciuto da tutti, ma pochi hanno letto il libro da cui proviene. È una cosa che capita ai classici: tutti sanno riconoscere il personaggio, ma la sua origine rimane piuttosto misteriosa.
Questo articolo prova a chiarire la storia dell'orsetto più noto al mondo: chi era l'autore, come è nato Winnie Puh e che cosa c'entra davvero Disney. E risponde anche a una domanda più pratica: «Se voglio leggere l'originale, quale edizione compro?».
Chi era A. A. Milne
Alan Alexander Milne (1882-1956) non era uno scrittore per bambini. Era un giornalista e umorista legato alla rivista satirica Punch, dove entrò nel 1906 e divenne vicedirettore, e un commediografo di grande successo nella Londra degli anni Venti. Prima di Winnie Puh aveva già pubblicato romanzi, poesie e testi teatrali, compreso il giallo The Red House Mystery del 1922.
I libri dell'orso furono una parte importante, ma non l'unica, della sua attività letteraria. Il successo di Puh finì però per oscurare quasi tutto il resto della sua produzione, cosa che Milne visse con una certa insofferenza.
La storia letteraria di Winnie Puh non comincia però nel 1926. Nel 1924 compare infatti Edward Bear, l'orsetto protagonista della poesia Teddy Bear, pubblicata prima su Punch e poi nella raccolta When We Were Very Young. È il personaggio che diventerà Winnie Puh, ma non porta ancora quel nome.
Il nome Winnie Puh compare per la prima volta il 24 dicembre 1925, in un racconto pubblicato dal London Evening News alla vigilia di Natale. Quel racconto, The Wrong Sort of Bees, diventerà poi il primo capitolo del libro del 1926.
Il ciclo principale di Milne è quindi composto da quattro libri:
- 1924 — When We Were Very Young, raccolta di poesie
- 1926 — Winnie-the-Pooh, dieci racconti
- 1927 — Now We Are Six, raccolta di poesie
- 1928 — The House at Pooh Corner, dieci racconti
Poi Milne smise di raccontare nuove storie del Bosco dei Cento Acri.
Christopher Robin Milne, suo figlio, era nato nel 1920. I personaggi principali erano ispirati a lui e ai suoi giocattoli: il bambino delle storie porta il suo nome ed è proprio il suo orsetto di pezza ad essere il protagonista dei racconti.
L'orsa vera si chiamava Winnie — ed era una femmina
Il 24 agosto 1914, alla stazione ferroviaria di White River, in Ontario, il veterinario canadese Harry Colebourn acquistò un cucciolo di orso nero americano da un cacciatore. La chiamò Winnie, in riferimento a Winnipeg, la città canadese nella quale Colebourn viveva. Colebourn era diretto in Inghilterra con il suo reggimento. Winnie attraversò l'Atlantico con i soldati e divenne la mascotte della Second Canadian Infantry Brigade durante l'addestramento nella piana di Salisbury.
Quando il reggimento partì per la Francia, Colebourn lasciò Winnie al London Zoo, il 9 dicembre 1914, pensando inizialmente di tornare a prenderla dopo la guerra. Alla fine decise invece di lasciarla definitivamente allo zoo, dove rimase per il resto della sua vita.
Tra i visitatori abituali dello zoo c'erano A. A. Milne e suo figlio Christopher Robin. L'orsetto di pezza di Christopher Robin si chiamava Edward, con diminutivo Teddy (e in inglese teddy bear indica appunto l'orsacchiotto). Tuttavia, il bambino si affezionò all'orsa dello zoo al punto da rinominare Winnie il proprio orsacchiotto.
La storia dell'orsa è raccontata per bambini in La vera storia dell'orso Winnie, scritto da Lindsay Mattick, discendente di Harry Colebourn, con le illustrazioni di Sophie Blackall.
E il «Puh»? Non viene dall'orsa. Era il nome che Christopher Robin aveva dato a un cigno conosciuto durante una vacanza. Quando l'orsetto ebbe bisogno di un nome nuovo, Christopher riutilizzò anche quello.
Anche Porcelletto, Isaia, Kan, Guro (due personaggi che compaiono dal settimo capitolo del primo libro) e Tigro (personaggio introdotto solo all'inizio del secondo libro The House at Pooh Corner) derivano dai giocattoli di Christopher Robin. In quanto giocattoli sono tutti sprovvisti di cervello e questo fatto è centrale alla logica del libro. Gufo e Coniglio sono invece invenzioni di Milne e sono animali veri, per questo non hanno nomi propri e sono dotati di cervello.
Cos'è davvero il libro
Chi apre Winnie Puh aspettandosi il film d’animazione trova un libro molto più strano.
Sono dieci capitoli, ciascuno costruito intorno a una piccola avventura: la caccia al miele, l'incontro con l'Efelante, la spedizione al Polo Nord, la perdita della coda di Isaia, la Festa per Puh. Ma sopra queste storie c'è una cornice fondamentale: un padre racconta al figlio e il figlio interviene, fa domande, interrompe, aggiunge dettagli. Il narratore non è invisibile: fa parte del gioco narrativo.
A volte Milne arriva persino a rivolgersi direttamente al lettore, giocando con l'idea stessa di stare raccontando una storia. È una delle cose che il film d’animazione Disney tende a far dimenticare: il libro non è soltanto una raccolta di avventure, ma anche un gioco sul modo in cui le storie vengono raccontate.
Anche il linguaggio è particolare: onomatopee, parole inventate o storpiate, errori di ortografia intenzionali e maiuscole usate su parole comuni come se fossero nomi propri. È un umorismo che funziona molto meglio conoscendo l'inglese e che inevitabilmente perde qualcosa nella traduzione.
Lo stesso vale per la mappa del Bosco. Non è un'illustrazione decorativa: è firmata «diseniato da me con la iuto del signior Shepard», e quel «me» è Christopher Robin. Anche la cartina fa parte della finzione — l'ha disegnata un bambino, e Shepard gli ha dato una mano.
È un libro comico, malinconico e sorprendentemente sperimentale. Disney ha trasformato quelle storie in qualcosa di diverso, soprattutto nella voce: nel film viene ridimensionata la cornice del padre che racconta al figlio e viene meno una parte importante del gioco metanarrativo di Milne.
Winnie Puh e Disney
Qui c'è un equivoco da sciogliere, perché la storia è più lunga di quanto sembri. Disney non è stato il primo a trasformare Puh in un fenomeno commerciale. Tutto iniziò più di trent'anni prima del primo film Disney.
Nel 1930, A. A. Milne concesse all'americano Stephen Slesinger importanti diritti commerciali su Winnie Puh negli Stati Uniti e in Canada. L'accordo comprendeva diritti di merchandising e altri diritti commerciali, oltre a quelli relativi a televisione e registrazioni. Slesinger costruì attorno a Puh un vero sistema commerciale: bambole, giochi, dischi, radio e altre forme di sfruttamento del personaggio. Dopo la sua morte, nel 1953, l'attività fu proseguita dalla moglie Shirley Slesinger Lasswell.
Nel 1961 la società di Slesinger cedette a Walt Disney Productions i diritti che aveva acquisito con l'accordo del 1930. Nel 1966 uscì il primo corto d'animazione Disney dedicato a Puh, Winnie the Pooh and the Honey Tree, seguito da Winnie the Pooh and the Blustery Day nel 1968 e da Winnie the Pooh and Tigger Too nel 1974. I tre corti vennero poi montati insieme nel primo lungometraggio, The Many Adventures of Winnie the Pooh del 1977, con l'aggiunta di alcuni raccordi e di una scena finale tratta dall'ultimo capitolo di The House at Pooh Corner: quella in cui Christopher Robin lascia il Bosco dei Cento Acri per andare a scuola. È da questi quattro titoli che viene l'immagine di Puh che quasi tutti abbiamo in mente.
C'è anche un dettaglio grafico che spiega una parte dell'immagine che abbiamo oggi. Nelle illustrazioni originali di E. H. Shepard, Puh veniva spesso raffigurato senza vestiti e a volte con una maglietta. La maglietta rossa associata universalmente a Puh arriva invece nel 1932, quando Slesinger utilizzò un'immagine a colori di Pooh su un disco illustrato della RCA Victor. Anche il look commerciale con la maglietta rossa, quindi, esisteva già prima di Disney.
Quale libro scegliere
Orientarsi tra le traduzioni e le illustrazioni
La prima traduzione del romanzo uscì nel 1960 da Garzanti, all'interno del volume Winny-Puh l'orsetto. La traduzione era di Maria Cristina Gaetani, con le poesie tradotte da Ida Omboni. Il volume fu poi ripubblicato da Antonio Vallardi nel 1979. Questa versione ometteva i passaggi in cui Milne parla direttamente con Christopher Robin.
Se volete leggere il romanzo di Milne però, la scelta più semplice è cercare la traduzione di Luigi Spagnol, pubblicata da Salani nel 1993. Questa traduzione si intitolava Winnie Puh e aveva i nomi dei personaggi che ora conosciamo per la versione letteraria, Porcelletto, Isaia, Gufo, Coniglio, Kan e Guro, ben diversi da quelli scelti dalla Disney, Pimpi, Ih-Oh, Uffa, Tappo, Kanga e Ro.
Le illustrazioni originali di E. H. Shepard (1879-1976) erano in bianco e nero. Il colore arrivò molto dopo, e non dalla stessa mano: una prima edizione colorata uscì nel 1970, ma le versioni a colori che si trovano oggi in libreria — comprese quelle italiane — sono colorate da Mark Burgess, illustratore inglese nato nel 1957, che ha ripreso i disegni di Shepard dopo la sua morte. Sono belle e fedeli nel tratto, ma chi cerca l'aspetto del 1926 deve cercare esplicitamente un'edizione in bianco e nero.
I racconti
Per il primo libro, prenderei l'edizione Salani di Winnie Puh con la traduzione di Luigi Spagnol. È disponibile in brossura e mantiene il testo integrale e le illustrazioni di E. H. Shepard. Se è un regalo, l'edizione speciale rilegata del 2020 è più elegante: ha la stessa traduzione di Spagnol e le illustrazioni di Shepard. Tuttavia può risultare difficile da reperire.
Il secondo volume viene intitolato La strada di Puh o La strada di Winnie Puh, entrambi titoli italiani di The House at Pooh Corner, pubblicato nel 1928. Le diverse edizioni Salani possono avere titoli di copertina differenti, ma il testo è lo stesso.
Le poesie
Le due raccolte di poesie di Milne sono una porta d'ingresso interessante per i bambini più piccoli.
- 1924 — When We Were Very Young, in italiano Winnie The Pooh. Quando eravamo davvero giovani, traduzione di Andrea Vincre, Mondadori Electa.
- 1927 — Now We Are Six, in italiano Winnie the Pooh. Ora abbiamo sei anni, traduzione di Tea Orsi, Mondadori Electa.
Da che età
In autonomia, direi verso i 6-7 anni. Non perché le storie siano difficili da seguire, ma perché la lingua, i giochi di parole e soprattutto la cornice narrativa richiedono un lettore già abbastanza esperto.
Ad alta voce funziona molto prima, anche intorno ai 4-5 anni, soprattutto leggendo un capitolo per volta. I racconti sono abbastanza autonomi da funzionare bene come letture serali.
Le poesie si possono proporre prima ancora, cominciando da Quando eravamo davvero giovani: sono più brevi e ritmate. Ora abbiamo sei anni, già dal titolo, guarda invece a un bambino un po' più grande.
Se volete regalare Winnie Puh
Il centenario cade a ottobre 2026, ma un classico è un libro che si può regalare sempre. Un abbinamento che si può fare è il libro con un orsacchiotto di pezza. Non è soltanto un regalo carino: è anche un piccolo richiamo alla storia reale da cui tutto è cominciato. Se ne cercate uno, il Classic Pooh di Rainbow Designs è beige e senza maglietta rossa: riprende l'originale Puh dei disegni di Shepard.
Per un adulto che ama Puh c'è The Disney Winnie the Pooh Book: A centenary celebration (DK, 2026): un volume importante uscito in occasione del centenario, scritto in inglese. Ripercorre la storia di Winnie Puh, con particolare attenzione all'adattamento cinematografico, e contiene splendide illustrazioni, bozzetti e fotografie storiche.
Oltre i libri di Milne
Nessuno di questi libri l'ha scritto Milne. Sono opere nuove, autorizzate dagli eredi e dai titolari dei diritti, che usano i suoi personaggi.
Winnie Puh. C'era una volta un orsetto di Jane Riordan (Nord-Sud, 2022) è un prequel autorizzato: racconta ciò che accade prima delle storie di Milne, partendo da un orsetto di pezza fermo sullo scaffale di un grande magazzino e arrivando all'incontro con Christopher Robin. Riordan riprende deliberatamente la voce di Milne e Mark Burgess segue lo stile illustrativo delle tavole di E. H. Shepard. Il libro è stato finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2022 nella categoria 6+.
Se Riordan racconta il prima, Ritorno al Bosco dei Cento Acri di David Benedictus (Nord-Sud, 2018) racconta il dopo: riprende la storia dopo La strada di Puh. È il primo seguito autorizzato delle storie originali e riporta nel Bosco dei Cento Acri Winnie Puh, Christopher Robin e gli altri personaggi, introducendo anche un nuovo personaggio. Le illustrazioni sono ancora di Mark Burgess, nello stile di E. H. Shepard.
Perché continua a piacere
Credo che dipenda da una cosa sola: nel Bosco dei Cento Acri qualcuno prova sempre a correggere qualcun altro. Coniglio organizza, Gufo spiega, Puh ragiona lentamente, Porcelletto ha paura quasi di tutto e Isaia si lamenta con una costanza che diventa quasi una forma d'arte. Eppure Milne non sembra interessato a stabilire chi abbia ragione.
Le lezioni ci sono, ma non sono mai il punto della storia. I personaggi imparano qualcosa, dimenticano qualcosa, combinano un altro guaio e il giorno dopo ricominciano. Per un bambino è una cosa piuttosto rara da trovare in un libro: di solito le lezioni arrivano a destinazione. In Milne, invece, la storia viene prima della morale.
Ed è forse questo che permette a Puh di funzionare ancora cento anni dopo: non perché insegni ai bambini come comportarsi, ma perché prende sul serio il loro modo di guardare il mondo. E per un adulto, riletta a distanza di trent'anni, può diventare qualcosa di ancora diverso.
Il Bosco dei Cento Acri, del resto, esiste davvero. È la Ashdown Forest, nel Sussex, a due passi da Cotchford Farm, la casa di campagna dove i Milne passavano le estati e dove vivevano gli animali veri che ispirarono Gufo e Coniglio. Si visita ancora. In cima c'è un punto chiamato Gill's Lap — il Galleons Lap del libro — dove una pietra ricorda Milne e Shepard con questa frase: «catturarono la magia della Ashdown Forest e la regalarono al mondo».
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