
Autore: Julia Donaldson
Illustratore: Axel Scheffler
Editore: Emme Edizioni
Età: 2-3 anni
Tags: Racconti, Animali
Formato: Illustrato
Un piccolo topo, un mostro terribile e una passeggiata nel bosco: Il Gruffalò è una storia di astuzia, paura e immaginazione che da oltre venticinque anni conquista bambini in tutto il mondo. Il ritmo delle rime e la struttura ripetitiva rendono il testo perfetto per la lettura ad alta voce, mentre le illustrazioni di Axel Scheffler danno vita a un personaggio diventato ormai iconico. Un albo divertente e intelligente, che nasconde dietro una storia apparentemente semplice un elogio della parola e dell'ingegno. Il titolo originale è "The Gruffalo" e la prima edizione è del 1999.
Compra su AmazonIl Gruffalò, scritto da Julia Donaldson e illustrato da Axel Scheffler, è stato pubblicato nel 1999 ed è già diventato un classico. L'albo ha raggiunto lettori di tutto il mondo ed è oggi tradotto in oltre cento lingue, latino compreso; nel 2019 aveva già superato i tredici milioni e mezzo di copie vendute. Il successo si deve sia alle illustrazioni, che hanno creato un personaggio entrato nell'immaginario collettivo, sia alla narrazione che, con le sue rime, le ripetizioni e l'astuzia del protagonista, riesce a divertire grandi e piccini.
Un giorno un topino allegro e gioioso
andò a passeggiare nel bosco frondoso.
Ma ahimè, incontra i predatori del bosco, che lo “invitano a cena”. Il topino però rifiuta i cordiali inviti perché cenerà con il Gruffalò. Infatti, si inventa l'esistenza di una creatura davvero spaventosa: zanne tremende, artigli affilati, occhi arancioni e aculei violacei sulla pelliccia. Volpe, civetta e serpente non lo conoscono, ma quando scoprono che divora volpi impanate, civette con tutte le piume e serpenti al funghetto, fuggono via senza farsi pregare.
La strategia sembra perfetta, fino a quando il topo scopre che il mostro da lui inventato esiste davvero, esattamente come lo aveva descritto, bitorzolo verde compreso. «Oh-oh!», che tutti i bambini adorano ripetere. E se fino a questo punto il topino è stato furbo e capace di inscenare una buona bugia, ora il suo livello di astuzia e sangue freddo aumenta ancora. Usa di nuovo le parole, ma al contrario: invece di inventare un mostro, convince quello vero che il più temuto del bosco è lui. Lo dimostra accompagnandolo nella foresta, mentre volpe, civetta e serpente scappano a gambe levate. Solo che non fuggono per il topino, ma per il Gruffalò.
Il topo concluse: «Lo vedi da te!
Qui attorno han tutti paura di me.
Ma ora mi sa che ho una gran fame...
che voglia di Gruffalò col salame!»
«Gruffalò hai detto? Ehm, ho un impegno...»
E via scappò il mostro, senza ritegno.
Il punto di forza della storia è proprio il suo piccolo protagonista. Il topo non è forte, non possiede armi e non può competere fisicamente con nessuno degli animali che incontra. La sua risorsa è l'intelligenza: osserva la situazione, comprende i pericoli e trova una soluzione usando immaginazione e prontezza di spirito. Il messaggio non è quindi quello, molto comune nelle storie per bambini, secondo cui il più grande o il più forte vince sempre. Al contrario, Il Gruffalò mostra che anche chi sembra fragile può trovare una via d'uscita facendo leva sulle proprie capacità. È una sorta di piccola storia alla Davide contro Golia, raccontata però con umorismo, ritmo e una buona dose di suspense. La rivincita dei più piccoli è sicuramente un tema in cui i giovani lettori riescono a immedesimarsi e che può dare loro l'ispirazione per farsi valere anche contro i più prepotenti.
Molto interessante è anche il modo in cui il libro gioca con il rapporto tra realtà, invenzione e paura. Il topo racconta una bugia per proteggersi, ma quella creatura immaginaria finisce per materializzarsi davanti a lui. Il Gruffalò è contemporaneamente minaccia e strumento di salvezza: fa paura, ma è anche buffo; sembra invincibile, ma si rivela facilmente ingannabile. La paura, dunque, viene continuamente costruita e poi ridimensionata. È una caratteristica importante per i bambini: il libro permette di avvicinarsi al tema del pericolo senza trasformarlo in qualcosa di realmente angosciante. Il brivido c'è, ma è sempre accompagnato dalla comicità.
Il Gruffalò ha inoltre una narrazione costruita su due parti quasi speculari. In entrambe il topino è furbo e inventa una storia; in entrambe volpe, civetta e serpente scappano, anche se in ordine inverso e per motivi apparentemente opposti: nella prima parte fuggono perché credono nell'esistenza del Gruffalò, nella seconda perché incontrano quello vero. Anche il Gruffalò segue questo gioco di specchi: prima sembra un'invenzione, poi esiste davvero.
Il testo procede interamente in versi a rima baciata, con una struttura fortemente ritmica e numerose ripetizioni. Solo quattro righe non fanno parte di una rima baciata, e si trovano proprio nei momenti di maggiore tensione. Tre sono la stessa domanda, «E dove lo incontri?», che volpe, civetta e serpente rivolgono al topo uno dopo l'altro: è la battuta che innesca ogni fuga, perché la risposta aggiunge ogni volta il dettaglio decisivo, ovvero il piatto preferito del Gruffalò, che coincide con l'animale che sta ascoltando. La quarta è l'«Oh-oh!» pronunciato quando il mostro compare davvero. La rima si interrompe dunque proprio nei due momenti in cui la storia cambia direzione: quando la bugia viene messa in moto e quando, invece, si avvera. Ed è proprio allora che torna per intero l'elenco costruito pezzo per pezzo (le zanne, gli artigli, i denti terribili nelle terribili fauci) che l'illustrazione riunisce in un'unica creatura, mentre fino a quel momento erano stati rappresentati soltanto singoli elementi.
Anche la struttura dei versi è pensata per essere riconoscibile. Nella prima parte, ogni incontro con gli animali segue sostanzialmente la stessa sequenza e a ognuno dei nove distici in rima è assegnata sempre la stessa funzione: il topino procede nel bosco, il predatore lo nota, lo saluta e lo invita a cena; il topino rifiuta perché deve cenare con il Gruffalò; alla domanda «E chi sarà mai?» (la riga fuori rima), risponde descrivendone tre caratteristiche paurose; arriva quindi la domanda «E dove lo incontri?», seguita dal luogo in cui il topino incontrerebbe il Gruffalò e dal suo piatto preferito; infine il predatore fugge e il topino gli dà del credulone. Nella seconda parte lo schema si ripete in forma più breve: il topino e il Gruffalò incontrano un animale, il predatore rimane «di stucco» e fugge, mentre il Gruffalò si sorprende della paura che tutti sembrano avere del topino.
È una scrittura perfetta per essere letta ad alta voce: il bambino può anticipare le parole, riconoscere le sequenze e, dopo molte letture, partecipare direttamente alla narrazione. La ripetizione riduce inoltre la concentrazione necessaria per seguire lo sviluppo della storia e lascia spazio all'osservazione dei dettagli. La prevedibilità ha anche un'altra funzione: attenua la paura per il Gruffalò e per i pericoli che il topino si trova ad affrontare, perché il bambino sa riconoscere lo schema e può prevedere ciò che accadrà.
Da dove arrivi il Gruffalò, e perché prima di essere un mostro doveva essere una tigre, lo raccontiamo per esteso nell'articolo dedicato alla serie dei tre libri: l'idea, infatti, non è nata come un albo illustrato.
Le illustrazioni di Axel Scheffler sono inseparabili dalla storia. Scheffler riesce soprattutto a rendere il Gruffalò meno terrificante di quanto la descrizione verbale potrebbe far immaginare. Ha occhi grandi, forme tondeggianti e un aspetto quasi buffo: è un mostro, certo, ma anche una creatura che viene spontaneo osservare con curiosità. L'illustratore ha raccontato di aver cercato proprio questo equilibrio, perché le prime versioni erano state giudicate troppo spaventose per i bambini. Le espressioni, soprattutto quelle degli occhi, sono anche una delle principali fonti della comicità del personaggio. Il contrasto fra le parole, che insistono sui suoi attributi minacciosi, e il disegno, molto più giocoso, è una delle ragioni per cui il Gruffalò funziona così bene con i bambini.
Lo stile di Scheffler è immediatamente riconoscibile: personaggi dalle forme morbide, espressioni molto marcate, colori vivaci e un mondo naturale ricco di piccoli dettagli. La foresta non è soltanto uno sfondo, ma diventa uno spazio narrativo nel quale il lettore può seguire i movimenti dei personaggi e cogliere informazioni che il testo non esplicita. La tecnica è interamente analogica e procede per strati. Scheffler la descrive passo per passo: prima lo schizzo a matita, poi il ricalco su carta per acquerello con il tavolo luminoso, i contorni a china tirati con il pennino, il colore steso a pennello con gli inchiostri Ecoline, quindi gli strati di matite colorate e, infine, le luci a gouache bianca.
A oltre 25 anni dalla prima pubblicazione, Il Gruffalò dimostra quindi di avere ancora tutte le caratteristiche di un grande albo illustrato: una storia semplice ma ingegnosa, un protagonista con cui è facile identificarsi, una scrittura musicale, un pizzico di paura e tantissimo umorismo. Sotto la superficie di una divertente avventura nel bosco c'è una storia che parla di coraggio, immaginazione e del grande potere della parola e del raccontare storie.
Se volete approfondire il mondo dell'autrice o dell'illustratore, ecco i loro siti ufficiali: Julia Donaldson e Axel Scheffler.
Cinzia Ferrero ·
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