Copertina di Nonna Gruffalò

Nonna Gruffalò

Autore: Julia Donaldson

Illustratore: Axel Scheffler

Editore: Emme Edizioni

Età: 2-3 anni

Tags: Racconti, Animali

Formato: Illustrato

Con "Nonna Gruffalò", Julia Donaldson e Axel Scheffler tornano nel bosco frondoso per un'ultima avventura che celebra il potere delle storie e dell'immaginazione. Tra rime irresistibili, astuzie da topolino e omaggi agli altri libri del duo, questo albo illustrato è un saluto affettuoso a un mondo che ha conquistato generazioni di piccoli lettori. La traduzione italiana è di Laura Pelaschiar. Il titolo originale è "Gruffalo Granny" ed è uscito in Inghilterra il 10 settembre 2026.

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La nostra recensione

Dopo ventidue anni, nel bosco frondoso torna una delle coppie più amate della letteratura per l'infanzia: Julia Donaldson e Axel Scheffler. In Nonna Gruffalò, pubblicato in Italia da Emme Edizioni nel 2026, ritroviamo il Gruffalò e la sua piccolina, ormai un po' cresciuta, alle prese con l'arrivo di un nuovo, irresistibile personaggio: la nonna. Questo libro chiude la storia del bosco frondoso: Donaldson ha confermato al Guardian che si tratta dell'ultimo.

Un giorno il Gruffalò disse alla sua piccolina
«Ci viene a trovare la nonna, per dindirindina!»

La nonna sta per arrivare nel bosco in visita. Non sappiamo come sia fatta (se non dalla copertina, proprio come accadeva nel primo libro), ma sappiamo che ha la pelliccia grigia, le spine rosse, sa leggere e scrivere e ha una gran fame. Il Gruffalò e la figlia devono allora preparare una zuppa speciale e vanno a caccia per procurarsi gli ingredienti. Cosa mettere nello stufato? La volpe? O magari la civetta o il serpente? Anzi, sarebbe meglio il topo! Questa volta sono gli animali a rimbalzarsi il pericolo, con battute ben piazzate. La situazione, inoltre, si ribalta: il topino viene catturato mentre è troppo preso a raccontare agli animali del bosco come ha fatto fesso il Gruffalò. Finisce dentro una gabbietta e deve quindi inventarsi un piano per uscirne.

Doppia pagina: a sinistra il Gruffalò parla con la sua piccolina davanti alla caverna, a destra quattro tondi mostrano i peli grigiastri della nonna, le spine rosse e le sue zampe che reggono un libro
Non la vediamo, ce la raccontano: peli grigiastri, spine rosse e due zampe che reggono un libro, dentro quattro tondi. È lo stesso gioco con cui, nel primo libro, il topolino inventava il Gruffalò.

«Mi arrendo, va bene... Che sfortuna, che iella!
Però prima ascoltate questa bella storiella.»

Il topino si mette allora a raccontare una storia così lunga che papà e figlia si addormentano, permettendogli di rosicchiare le sbarre della gabbia. Il mattino dopo, il topo dorme, ma la storia è stata così avvincente che i Gruffalò decidono di aspettare il suo risveglio per ascoltarne il finale. Nel frattempo, nella zuppa finiscono solo verdure. E così si va avanti per diversi giorni: appena il topino conclude una storia, ne comincia subito un'altra, mentre di notte continua a lavorare sulle sbarre della gabbia.

Doppia pagina: a sinistra il Gruffalò tiene il topolino per la collottola davanti alla piccolina, a destra la caverna con il pentolone sul fuoco e il topo chiuso in una gabbietta appesa
Nel pentolone finiscono le carote invece del topo, che intanto, chiuso nella gabbietta, ha appena cominciato a raccontare.

Ad avere la meglio sui mostri sono quindi la loquacità, l'immaginazione e il potere delle storie. Il meccanismo ricorda quello de Le mille e una notte: come Shahrazād riesce a rimandare la propria condanna attraverso il potere della narrazione, anche il topolino tiene svegli e poi addormenta i suoi terribili ascoltatori grazie ai suoi racconti. La trovata è particolarmente riuscita perché non trasforma semplicemente il topo in un personaggio astuto: lo presenta come un vero narratore, capace di usare le parole come strumento di sopravvivenza. Se nel primo libro il topo raccontava qualche menzogna per cavarsela, adesso riesce ad ammaliare, con le sue storie, un nutrito pubblico di abitanti del bosco e perfino a evitare di diventare zuppa. Il risultato è una storia che parla ai bambini dell'importanza della fantasia, ma anche del piacere stesso di ascoltare e raccontare.

Doppia pagina: a sinistra il Gruffalò e la piccolina attraversano una radura, a destra il topolino in piedi su un sasso parla a scoiattoli, conigli, uccelli e una rana
Il pubblico del topo: scoiattoli, conigli, uccelli e una rana. Sta raccontando come ha fatto fesso il Gruffalò, che nel frattempo sta entrando nella radura: lui preoccupato, la piccolina più spavalda.

C'è anche un divertente gioco metanarrativo: le storie che il topino racconta richiamano altri celebri libri di Donaldson e Scheffler, creando una sorta di viaggio nell'universo letterario del duo. Il topino racconta La strega Rossella, Zog, Dov'è la mia mamma? e La chiocciolina e la balena, senza mai svelarne il finale. Chi non conosce questi libri, quindi, avrà un motivo in più per recuperarli! In più, la piccola Gruffalò ha come giocattolo proprio Bastoncino. I momenti salienti delle storie vengono reillustrati da Scheffler all'interno di piccole vignette: sono le parti del racconto, proprio come le zanne e gli artigli sono le parti del Gruffalò. Le storie diventano quasi personaggi che abitano questo splendido mondo di Donaldson e Scheffler, che Nonna Gruffalò sembra pian piano salutare, ricordandone le imprese più famose.

Doppia pagina: a sinistra quattro tondi con la strega sulla scopa, i suoi animali e il drago rosso, a destra il Gruffalò e la piccolina addormentati mentre il topo rosicchia le sbarre della gabbia. Accanto al libro, l'albumino de La strega Rossella
Il racconto dentro il racconto: i momenti salienti della Strega Rossella stanno nei tondi, la stessa forma con cui Scheffler mostra le parti del Gruffalò nel primo libro e quelle della nonna in questo. E intanto i due si addormentano.

Alla fine, il topino riesce a scappare e arriva la nonna, che, affamata, chiede lo stufato del bosco. Papà e piccolina le servono il piatto, evidentemente preoccupati per la mancanza della carne. Ma la nonna è diventata vegetariana, e così tutto si sistema. Poi, proprio sul finale, il narratore diventa la piccolina (e non la nonna, come la tradizione ci porterebbe a credere). Racconta alla nonna tutte le storie che ha sentito dal topo, e lei le mette per iscritto, così potranno rileggerle. Intanto, fuori dalla caverna dei Gruffalò, il topino ruba allegramente le ghiande, mentre saluta i lettori con uno sguardo complice.

A rendere piacevole la lettura sono anche i versi, con lo stile inconfondibile dell'autrice. Prima di dedicarsi ai libri per bambini, Julia Donaldson ha scritto canzoni, e proprio questa esperienza si sente nella musicalità dei suoi testi: versi brevi, ritmo, ripetizioni, giochi di parole e rime che accompagnano naturalmente la voce dell'adulto durante la lettura ad alta voce. Anche la traduzione italiana di Laura Pelaschiar deve affrontare una sfida tutt'altro che semplice: mantenere la naturalezza della lingua e, allo stesso tempo, conservare ritmo e rima. Il risultato funziona bene proprio perché il testo sembra pensato per essere pronunciato, ascoltato e ripetuto. Già dopo la prima lettura, i bambini ripetono «per dindirindina», un'esclamazione bellissima che compariva anche ne Il Gruffalò.

Doppia pagina nel bosco: a sinistra il Gruffalò e la piccolina osservano una volpe, a destra la volpe in piedi fra i tronchi parla indicando altrove
«La nonna va pazza per volpe all'erbetta!», e la volpe ribatte che la ricetta «riesce assai meglio con una civetta». La battuta sta tutta nella rima.

Le illustrazioni di Axel Scheffler sono l'altra metà fondamentale del racconto. Il suo stile, immediatamente riconoscibile, combina personaggi caricaturali con ambientazioni ricche di piccoli dettagli. Il Gruffalò rimane un mostro dall'aspetto imponente, anche se ha perso un po' di pancetta, e irresistibilmente buffo; la piccola Gruffalò, invece, conserva quell'energia curiosa e un po' sfrontata che aveva già conquistato i lettori. La presenza della nonna amplia visivamente la famiglia e introduce una nuova figura che si inserisce perfettamente nell'immaginario creato nei libri precedenti. Anche il bosco è molto più ricco e popolato: uccellini, insettini, foglie, funghi, fiori e tanti alberi. Il tratto dei disegni, diventato più ruvido, aumenta il livello di dettaglio: ogni filo d'erba sembra tracciato con maggiore decisione rispetto al primo libro. Le tavole non si limitano a illustrare ciò che viene raccontato, ma aggiungono espressioni, gag ed easter egg che possono essere scoperti anche dopo numerose riletture. È proprio questo equilibrio tra immediatezza e ricchezza visiva ad affascinare grandi e piccini.

Doppia pagina: a sinistra la nonna Gruffalò, grigia con le spine rosse e gli occhi verdi, porge un blocco e una penna alla piccolina, a destra le due davanti alla caverna al tramonto con il quaderno aperto
La nipotina racconta le storie alla nonna, che le scrive, così le potranno rileggere. Ancora e ancora.

Con Nonna Gruffalò, Donaldson e Scheffler dimostrano ancora una volta di conoscere perfettamente i meccanismi dell'albo illustrato: una storia semplice ma costruita con grande precisione, personaggi immediatamente riconoscibili, rime che invitano alla lettura ad alta voce e illustrazioni capaci di raccontare anche ciò che le parole non dicono. È un libro che regala sia la gioia di ritrovare un nuovo titolo della serie del Gruffalò, sia la malinconia di sapere che è l'ultimo, mentre racchiude con affetto le avventure precedenti. E forse il messaggio più bello è proprio quello che rimane alla fine: a volte, per sconfiggere il mostro più grande, non serve essere più forti. Basta avere una buona storia da raccontare. Quando hanno chiesto all'autrice se la nonna del libro fosse lei, la risposta è stata: «Non proprio: io sono il topo».

Cinzia Ferrero ·

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